No trivellazioni off shore in Adriatico
Lunedì 23 Gennaio 2012 17:24

Anche Fare Ambiente Puglia è contro lo sviluppo delle attività di prospezione selvaggia di idrocarburi lungo le  coste pugliesi e non nasconde le legittime preoccupazioni sulle conseguenze che tali attività potrebbero determinare per il nostro eco-sistema marino e per le nostre coste. Pur prendendo atto della dichiarazione del ministro dell’Ambiente Crini con la quale ha fato presente  che la protezione del mare e delle coste è una priorità del  lavoro del Governo non ci assicura quanto riportato invece  nel testo della bozza  del decreto sulle liberalizzazioni in cui è previsto che l'attività di prospezione di idrocarburi è libera nel territorio nazionale e nelle zone del mare territoriale facendo salvi i vincoli ambientali. A preoccupare – e non poco – è il ridimensionamento del limite spaziale per le perforazioni off shore che passa da 12 a 5 miglia marine, nonostante nel 2010 l’ex Ministro Prestigiacomo, a seguito delle proteste sollevate dall'Arcipelago Toscano alle isole minori siciliane, passando per le isole Tremiti, decise di spostare il limite di divieto di trivellazioni di 5 miglia dalla costa e 12 miglia dalle aree protette. L’Associazione Fare Ambiente ribadendo la necessità che è necessario differenziare le fonti di approvvigionamento di energia per il nostro Paese per non dipendere quasi del tutto da fonti fossili in primis petrolio e carbone aderisce alla manifestazione "Difendiamo la Puglia e il nostro modello di sviluppo dalle multinazionali del petrolio" promossa dalla Regione Puglia, dal Comune di Monopoli e dal Comitato "No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili" che si oppone alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi che da tempo si stanno effettuando lungo la costa adriatica e in prossimità di luoghi di pregio come il tratto compreso tra Polignano e Monopoli.

Coordinamento Regionale Fare Ambiente Puglia

 
Aperte le iscrizioni per l'anno 2012
Venerdì 06 Gennaio 2012 11:32

FARE AMBIENTE 2012

 
Salute e territorio: l’impegno di Fare Ambiente per il 2012
Venerdì 06 Gennaio 2012 11:25

Fare Ambiente ha posto tra gli obiettivi ai quali dedicare l’impegno degli iscritti nel 2012 quello della sensibilizzazione della popolazione, con particolare riguardo ai giovani, sul tema della sana alimentazione.

I motivi che ci spingono ad operare in questa direzione discendono da una duplice considerazione: l’aumento esponenziale del numero di cittadini afflitti dal problema dell’obesità e tra questi in aumento bambini e giovani e la necessità di salvaguardare e sviluppare le coltivazioni tradizionali Italiane, consentendo contemporaneamente il mantenimento e l’allargamento delle aree coltivate e, quindi, presidiate dall’uomo.

La scienza ha promosso la dieta mediterranea come fattore importante per una vita salutare: gli alimenti principali a cui questa dieta fa riferimento sono prodotti nel nostro territorio o pescati nei nostri mari. Ciononostante in Italia cresce la moda del panino con carni e grassi, dei pasti mordi e fuggi, dell’uso di addensanti provenienti dal grasso del latte o da altri maggiormente dannosi, mentre diminuisce il consumo dei cereali, dei legumi, delle verdure e della frutta; il pesce azzurro è sostituito da fritture di pesci congelati di sconosciuta o lontana provenienza e le bevande gassate, hanno soppiantato le spremute di agrumi o i frullati di frutta. Ed ancora improbabili merendine zuccherate hanno soppiantato le marmellate di frutta negli spuntini dei ragazzi.

Tutto ciò sta all’origine della obesità, anche infantile, delle alterazioni cardiovascolari, dell’aumento delle patologie legate alla presenza eccessiva di grassi e di zuccheri nella circolazione del sangue: in poche parole ci stiamo avvelenando. Infatti mentre la durata della vita cresce grazie ai progressi della medicina e della chirurgia, la qualità della vita stessa e la capacità di continuare a produrre impegno scendono a vista d’occhio come testimoniano il numero delle patologie trattate dagli ospedali ed il consumo dei farmaci.

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IL REFERENDUM SULL'ACQUA? PIU' IDEOLOGICO CHE UTILE
Sabato 28 Maggio 2011 08:50

IL REFERENDUM SULL'ACQUA? PIU' IDEOLOGICO CHE UTILE

Che l’acqua sia un bene comune essenziale, è fuori di dubbio, ma che si possa sprecare per colpa di acquedotti colabrodo non è tollerabile, sopratutto se si considera che a livello nazionale si devono prelevare 165 litri di acqua per utilizzarne 100 ltri. Una situazione peggiore nel sud in cui per distribuire 100 lt. di acqua se ne devono prelevare addirittura 200 lt.. In Puglia, poi, stando ai dati Istat del 2008, la percentuale di perdita della rete idrica sarebbe pari al 47%; ovvero dei 485,3 milioni di metri cubi di acqua immessa nella rete, solo 259,1 milioni di metri cubi verrebbe erogata. Se l’acqua è un diritto fondamentale, ovvero un bene a disposizione di tutti, è davvero indispensabile che essa, grazie all’inefficienza dei nostri acquedotti, venga sprecata così?  E cosa dire del livello di indebitamento a cui devono far fronte le c.d. società a gestione pubblica? Il referendum sull’acqua lo ritengo strumentale e demagogico; più di natura ideologica che utile: “un vero e proprio buco nell’acqua”. Ritengo che si stia facendo solo cattiva informazione. Tutti abbiamo diritto all’acqua e tutti  vogliamo che arrivi direttamente nelle nostre case potabilizzata. Per farlo però c’è bisogno di un’organizzazione infrastrutturale con costi di gestione che vanno razionalizzati e migliorati attraverso una gestione manageriale. Un vero e proprio servizio.

Ritengo in questo caso che il referendum proposto, faccia acqua da tutte le parti e anche per questo diciamo NO all’inefficienza e allo spreco.

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SUL NUCLEARE RIFLETTIAMO MA NON RINUNCIAMO
Martedì 05 Aprile 2011 10:06

Il Movimento Fareambiente Puglia, in sintonia con quello nazionale, in merito alla questione del nucleare, al momento è per una moratoria  sul referendum non per divagare ma piuttosto per  invitare alla riflessione sul futuro energetico del nostro paese, oggi fortemente deficitario, considerato che dipende per l’80% dall’importazione di energia nucleare dalla Francia, dal petrolio, dal carbone e dal gas. Senza considerare la pesante incidenza che queste fonti fossili provocano in termini di emissione di CO2 che oggi, a parole, tutti vogliamo ridurre. La nostra posizione riguardo al Nucleare si  contraddistingue per essere possibilista, come forma complementare per un mix energetico; dunque non può essere considerata  semplicemente diniego. Peraltro, è bene ricordarlo, il Rischio Zero non esiste e anche per questo Fare Ambiente chiede che venga valutata la sostenibilità del rischio nucleare, in quanto la sicurezza viene prima di tutto. Se in Italia non ci dovessero essere siti idonei a garantire la sicurezza, allora il nucleare non si farà. Allo stesso tempo, però, coerentemente con quanto si va professando occorrerebbe che vengano effettuati lo stress test alle circa 80 centrali nucleari di cui siamo circondati e che se non risulteranno più sicure, dovremmo pretendere la chiusura. Ma non possiamo essere contrari a  priori al nucleare perché anche per gli idrocarburi valgono queste cose. Per tutte queste cose Fare Ambiente pone una questione: “qual è il rischio minore per una migliore qualità della vita?”

Dott.Benedetto Miscioscia - Coordinatore Fare Ambiente Puglia

 
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