LA FINE DEL MONDO IN GIAPPONE
There are no translations available.

Giappone Terremotodal Il Giornale domenica 13/03/2011:

E’ un’apocalisse della natura e la sinistra specula sul nucleare.

 “Vendola&C. non hanno tempo per la pietà, la loro ossessione è l’incidente alla centrale. Grave sì, ma secondario rispetto alla tragedia del Giappone”

  

 In queste ore il pensiero non può che non andare alle decine di migliaia di persone scomparse a causa della devastazione di  un terremoto epocale, il settimo per forza distruttrice mai registrato fino ad oggi a memoria d’uomo, al contrario di politicanti che invece approfittano della tragedia per speculare sul nucleare e sulla presunta mancanza di sicurezza. 

C’è un sottile filo conduttore che lega il Giappone al nucleare dalla forza devastatrice delle prime bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki fino all’uso civile di tale scoperta con la proliferazione di ben 55 centrali nucleari e con altre 13 in corso di costruzione e progettazione. Chi meglio della popolazione Giapponese avrebbe dovuto osteggiare l’uso di tale tecnologia. Eppure proprio loro hanno fatto del nucleare la ragione della propria ripresa produttiva e tecnologica portando sviluppo e benessere. Uno sviluppo messo in discussione non per la mancanza di sicurezza di quelle centrali bensì da un epocale ed imprevedibile terremoto che ha originato uno spaventoso ed immaginabile tsunami o maremoto che è stata la causa devastante delle migliaia di morti che ha colpito il paese. Non il terremoto di per sé nonostante il suo 8,9 grado magnitudo - il quinto per intensità che si ricordi dal 1900 - non il crollo di palazzi che pure hanno resistito e dal quale dovremmo imparare, bensì dalla forza devastatrice dell’acqua alla quale l’uomo nulla ha potuto. Paradossalmente è proprio dal Giappone, un Paese che convive perennemente con il rischio sismico, che dovremmo prendere l’esempio di come una nazione di 120 milioni di persone completamente circondati dal mare senza proprie risorse naturali energetiche, sia riuscita a progredire e sviluppare un sistema produttivo sociale ed economico tra i più forti del mondo occidentale. Un sistema che ha fatto del nucleare la propria risorsa per garantirsi quell’energia necessaria per proporsi come paese all’avanguardia sviluppando tecnologie che hanno dimostrato di funzionare nonostante l’esplosione di un locale vicino al reattore che, se fosse esploso, non avrebbe originato quello che si è visto nelle immagini diffuse in tutto il mondo. Per la sinistra prima delle migliaia di morti, dei dispersi e della catastrofica distruzione di diversi paesi provocata dal devastante maremoto, viene la questione del nucleare. Invece di solidarizzare con la popolazione giapponese per le conseguenze provocate dalla reazione della natura tirano in ballo la sicurezza del nucleare. Associare, poi, l’incidente di Chernobyl, scaturito non da un evento catastrofico come un devastante terremoto, bensì da una manovra sbagliata, “uno stupido errore” umano come lo ha definito Tullio Regge, è fuorviante ed imparagonabile.  Mi piace riprendere e proporre un articolo scritto da Giuseppe De Filippi che leggo da il Giornale del 13 marzo dal titolo “Sciacalli d’Italia – E’ un’apocalisse della natura e la sinistra specula sul nucleare” per proporre una giusta riflessione senza lasciarci trasportare dalla becera speculazione emotività e sensazionalista:

 

“Nella narrazione (termine vendoliano) della sinistra e dell’ambientalismo italiani in Giappone non ci sono stati un terremoto e uno tsunami devastanti, con tutte le loro terribili conseguenze. No, in Giappone c’è stato un incidente gravissimo a una centrale nucleare. La sciagura, il disastro, riguardando solo ciò che è avvenuto, che sta avvenendo, attorno al reattore I della centrale di FuKushima. Tra le migliaia di morti e di dispersi, le centinaia di migliaia di sfollati; la cancellazione di case, di edifici pubblici, di aziende; la distruzione di infrastrutture, di servizi pubblici, di ricchezza; i gravissimi danni ambientali, l’inquinamento per il rilascio di sostanze pericolose trascinate in mare dalle onde gigantesche e rilasciate anche a terra nelle zone costiere, l’Italia di sinistra sa per cosa preoccuparsi:l’incidente (preoccupante, ma meno grave di quello americano di Tree Mile Island e molto meno grave di quello di Chernobyl) in una centrale nucleare. Una fissazione, un’ossessione che non lasciano spazio per la pietà e per un sentimento, magari anche fattivo e concreto, di solidarietà. E neanche per una riflessione onesta sui metodi di costruzione delle città e sulla capacità, staordinaria (anzi, ordinaria), dei giapponesi di realizzare strutture in grado di resistere alle onde dei terremoti. E sì che sulla questione degli investimenti per mettere in sicurezza le città italiane ci sarebbe da dire e anche da criticare. Ma è troppo complicato, non colpisce la fantasia. Non c’è tempo: bisogna polemizzare qui ed ora. E speculare su un senso di paura che è, ovviamente, di tutti. L’informazione, vittima dell’ufficio stampa mondiale (un’entità astratta che spinge a dire subito banalità pericolose) crea il terreno giusto. L’energia nucleare è gravata dalla sua leggenda nera. E poi il Giappone è il Paese che ha subìto il marchio indelebile della sofferenza per la bomba atomica, per il nucleare cattivo. E allora perché fare la fatica di distinguere? Il modo in cui vengono diffuse le notizie aiuta: si parla di esplosione nel reattore, di persone contaminate e di cittadini invitati a stare in casa o evacuati. L’informazione, apparentemente fredda, è invece connotata ed emozionale. E’ cinicamente fuorviante. Non è esploso nessun reattore, i fumi che si levano sono vapore acqueo sprigionato dal contatto tra l’acqua e l’impianto da raffreddare, la diffusione di radioattività è inferiore ai limiti pericolosi. Una situazione grave, certo, ma molto meno di tanti altri drammi che stanno avvenendo in Giappone. Relativizzare è difficile e non rende simpatici. Ma comparare le conseguenze e l’impatto di diversi fatti, è necessario di fronte a una devastazione così enorme. Per evitare che anche l’intelligenza ne venga travolta. La potenza inusitata del terremoto ha sottoposto tutto il Giappone e tutti i sistemi di produzione di energia a una prova micidiale: una diga è crollata e l’acqua ha travolto centinaia di case (vogliamo per questo mettere sul banco degli imputati l’idroelettrico?), gli impianti di varie centrali termoelettriche a olio combustibile e a gas sono stati travolti, sono esplosi uccidendo molte persone, hanno diffuso nell’aria e nell’acqua tonnellate di agenti inquinanti (vogliamo per questo contestare l’uso del petrolio e del gas per produrre energia?).  

No, niente da fare, qui si parla d’altro. C’è un referendum sul nucleare in vista e bisogna correre a dichiarare, prima che lo faccia qualche altro pezzo di sinistra. Nichi Vendola se la prende con la “narrazione della leggenda della sicurezza” (appunto, la narrazione). E subito si fa cupamente veggente: “quel fumo radioattivo è un’ipoteca drammatica non solo su quei territori del Giappone ma sulla vita della specie umana sul pianeta, io chiedo con forza che il Governo e il Parlamento blocchino l’opzione nuclearista nel nostro Paese”. E vabbè, parla di fumo e si fa fumoso. Quello, si è detto, è vapore acqueo, è entrato in contatto con alcuni elementi radioattivi fuoriusciti dal reattore e molto probabilmente porta qualche radioattività, ma, secondo tutte le analisi tecniche, il livello di pericolosità (che pure c’è) è basso. La specie umana, insomma, dovrà vedersela con altri rischi, ma non con quel fumo. E poi c’è Legambiente: “la sicurezza è una chimera e le precauzioni, tra cui l’allontanamento della popolazione, non basteranno a limitare le conseguenze dell’esplosione del reattore”. Ecco il braccio ambientalista della sinistra italiana non tenta di seguire Vendola sul piano del lirismo. La butta sulla vecchia cara disinformazione. E quindi l’esplosione di un locale vicino al reattore (a causa del gas sprigionato dalla probabile fuoriuscita di combustibile, quella sì pericolosa) diventa “l’esplosione del reattore”. Non è proprio la stessa cosa, ma fa niente. 

 

 

  

L’intervento di De Filippi apre ad una riflessione scevra da pregiudizi ideologici che guardano alla realtà per quella che è. Di fronte a certe prese di posizione, da Nichi Vendola o da Di Pietro fino a Legambiente,  ma perché crediamo in un principio, quello di assicurare alla stessa umanità progresso e benessere. Quello che non possiamo assicurare solamente utopisticamente con la cosiddetta  energia pulita che non esiste.

 

Parlano a vanvera facendo del vero e proprio “sciacallaggio atomico” come ha bene titolato un quotidiano nazionale. Sono ancora vive le drammatiche immagini di una devastazione senza precedenti che a memoria d’uomo si possa ricordare, provocato da madre natura con una “scossa epocale” che quando vuole e dove vuole fa sentire la sua immensa ed incontrollabile forza distruttrice. Non ci sono precauzioni che tengano di fronte all’imprevedibile ed è proprio quello che è successo in Giappone. Una popolazione ed una nazione abituate a sopportare le devastazioni, da quelle umane a quelle naturali,  che non piangono, non si lamentano, non gridano e che nella tragedia rimangono composti e che riescono a ricostruire il proprio processo sociale, produttivo ed economico con una grande forza. Abbiamo sempre guardato al Giappone con ammirazione, esempio di civiltà e di modernità ma anche di spasmodica attenzione alla perfezione e all’innovazione. Non a caso il Giappone ha rappresentato negli ultimi 50 anni un riferimento per tutto il mondo Stati Uniti compresi. Ora qualcuno, politicamente parlando, vuole speculare sulla tragedia giapponese non per esternare solidarietà per l’immane tragedia umana con le migliaia di morti provocati da uno spaventoso marreomoto o tsunami, ma per parlare delle conseguenze presunte del danneggiamento di una centrale nucleare su 55 in funzione in tutto il Giappone e precauzionalmente spente. Se tutto questo non è speculazione gratuità, allora di cosa parliamo?

 
Realizzato da: Consorzio Terin